Feeds:
Articoli
Commenti

NO TAV, no ai treni ad alta velocitàCiò non vi libererà dagli speculatori e non farà cambiare idea al governo.
In ogni caso,

NON ARRENDETEVI

gente della Val di Susa

siamo con voi

Lottate per la vostra terra, le vostre case, lottate per la vostra comunità, i vostri costumi, per i vostri figli ed i nipoti.

Nessuno Stato democratico ha il diritto di farvi quello che state subendo, tuttavia dovete allontanare i facinorosi che vengono strumentalizzati contro di voi ma che con voi non hanno nulla da spartire.

Annunci

Partiamo dall’inizio… con le parole del primo cittadino della città, Giuliano Pisapia:

«Area C nasce anche per rispettare la volontà espressa dai cittadini milanesi durante il referendum del 12-13 giugno 2011, dove il testo del quesito numero 1, approvato dal 79,1% dei votanti, chiedeva:

“un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità pulita alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissione zero) e l’allargamento progressivo fino alla cerchia filoviaria del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti”

I risultati, a un mese dall’avvio di Area C, ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta. Il provvedimento nato per diminuire il traffico delle auto nel centro della città sta funzionando anche meglio di quanto avessimo preventivato, senza appesantire la circolazione fuori dalla Cerchia dei Bastioni. Ciò ha reso anche il trasporto pubblico più puntuale ed efficiente».

I dati raccolti da AMAT su Area C durante il primo mese dall’entrata in vigore del provvedimento, sono stati accolti con ampia soddisfazione dal sindaco ed il suo entourage, soprattutto per il considerevole calo del traffico:

  • oltre 700.000 ingressi in meno nella Ztl Cerchia dei Bastioni calcolando una media di 40.000 accessi in meno al giorno, pari ad una riduzione dei transiti del 33%
  • – 30% gli ingressi dei residenti
  • – 18%  gli ingressi dei veicoli di servizio
  • – 47% gli ingressi delle auto private di non residenti

Il calo del traffico è più forte nelle prime due ore della mattina (7.30-9.30), momento in cui registra un -40%, con punte che sfiorano il -50%.

Di chi ne ha varcato i confini, il 50,4% è entrato in Area C solo una volta in tutto il mese contro lo 0,9% che vi è entrato tutti i giorni.

Per quanto riguarda i residenti:

  • quasi il 30% dei veicoli registrati non è mai entrato nella Ztl Cerchia dei Bastioni
  • un terzo è entrato al massimo per 2 giorni (valore che garantisce un numero di ingressi annuali inferiore ai 40 gratuiti)
  • il 5% dei veicoli è entrato per almeno 15 giorni

Non solo auto in meno, ma anche più sicurezza sulle strade: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il tasso di incidentalità è calato del 51,75% all’interno di Area C.

Per quanto riguarda i mezzi pubblici, nel solo mese di gennaio in metropolitana hanno viaggiato 1 milione di passeggeri in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

Alti anche i numeri di accesso al sito che dal giorno della sua pubblicazione ad oggi ha registrato 2.165.788 visite.

Sul fronte della riduzione delle emissioni inquinanti, i primi dati rilevati hanno consentito di stimare un -30% del Black Carbon nel particolato atmosferico rispetto al periodo pre-Area C.

MA…

partiamo sempre dall’inizio, dalle dichiarazioni del caro sindaco… quello che è stato chiesto ai cittadini di votare in occasione del referendum non abrogativo, ma solo consultivo, serviva giusto per ricavare alcune indicazioni sulla posizione dei cittadini rispetto a determinati temi promossi dal Comitato MilanoSiMuove mediante la raccolta di 24 mila firme. E Pisapia ci marcia.

Ve li ricordate i referendum? Erano 5…

  1. Il primo referendum, ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di “ecopass” e la pedonalizzazione del centro, ha raccolto il 79,12% di sì contro il 20,88% di no.
  2. Il secondo, raddoppiare gli alberi e il verde pubblico e ridurre il consumo di suolo, ha avuto il 95,56% di sì contro il 4,44% di no.
  3. Il terzo, conservare il futuro parco dell’area EXPO, ha ottenuto il 95,51%  di sì contro il 4,49% di no.
  4. Per il quarto, sul risparmio energetico e la riduzione della emissione di gas serra, i sì sono stati il 95,29% e i no il 4,71%.
  5. Il quinto, riapertura del sistema dei Navigli milanesi, ha registrato il 94,32% di sì contro il 5,68% di no.

Si trattava di quesiti dall’esito scontato ma…

da quando il sindaco di chiama Giuliano Pisapia, avete visto piantare alberi su incarico dell’amministrazione comunale, riconvertire gli impianti di riscaldamento di qualche edificio pubblico, navigato su qualche battello lungo uno qualsiasi dei navigli? 

Il primo quesito ha trovato concreta applicazione: secondo i principi espressi dal sindaco e non dalla consultazione popolare, con 5€ al giorno puoi comprarti la libertà di circolare liberamente in centro e di inquinare.

Area C non è un’estensione del progetto Ecopass: l’area è sempre la stessa, nuova tariffa unica di 5 € per tutti, il divieto esclude i GPL fino a dicembre 2012 oltre qualche deroga ovvia e necessaria. Se per “estensione” si intende aumento della tariffa base del 66%, inclusione degli autoveicoli Euro4 che molti stanno ancora pagando… allora sì, ci siamo…

Parliamo (brevemente) di ECO-sostenibilità

Il cervellone Joshua, sorvegliato da agenti armati, è un gioiellino da 2,9 milioni di euro più  una campagna promozionale stratosferica a cui aggiungere la dismissione di tutta la vecchia segnaletica Ecopass sostituita con quella della nuova Area C.

Già così si intuisce qualche spreco ecologico… ed economico.

C’è anche un investimento di 22 milioni di euro destinato alla mobilità su due ruote più i proventi che, con tono quasi sommesso – ahilui – il sindaco indica più come una conseguenza che uno scopo ben preciso: Area C renderà qualcosa che oscilla tra 31 e 34 milioni di euro annui… che verranno reinvestiti in 9 progetti che coinvolgono anche le periferie.

Trentaquattromilionidieuro, in un anno equivalgono ad oltre 26.600 pedaggi giornalieri… esclusi tutti quelli autorizzati che sono alcune migliaia, “soliti privilegiati” inclusi…

Vogliamo credere alla balla dell’eco-sostenibilità? Eccola…

I valori di PM10 nella Provincia di Milano

I valori di PM10 nella Provincia di Milano - fonte: http://inlinea.provincia.mi.it/dati_ambientali/pm10/

Lo so, fa schifo come grafico ma la Provincia di Milano questo offre…
e chissà pure quanto ci costa.

Nell’Area C e a Città Studi, il PM 10 ha superato la soglia di guardia per 21 giorni consecutivi a febbraio. La rilevazione a Milano-Verziere ha invece restituito valori accettabili il 21 di febbraio “rovinando”, per così dire, la continuità…

MA CHE RAZZA DI DATI CI DA PISAPIA?
Attenzione: non è un bugiardo. Diffonde quelli che più gli fanno comodo ed elude gli altri, come tutti i politici e gli avvocati come lui.
Scommetterei un paio di tagliandi giornalieri da 5€ che, se qualcuno gli chiedesse spiegazioni a riguardo, ti risponderebbe che “senza l’Area C a quest’ora sarebbe peggio”.

Quindi su cosa fa leva veramente il comune, sul fatto che pochi possano permettersi di pagarsi l’immunità e quindi l’inquinamento generato è irrilevante perchè fondamentalmente potrebbe diminuire o al massimo restare lo stesso, oppure si è calcolato e deciso preventivamente di fare cassa prelevando un dazio da chi può permetterselo e soprattutto dalle tasche di chi non può evitare l’ Area C?

Concludendo questa parte, se “eco” sta ad ECONOMIA e quindi non a ecologia o ecosistema allora stavolta sì, ci credo! BRAVO SINDACO!


ATM, i mezzi pubblici

ATM, tasto dolente: nonostante l’aumento del biglietto portato a 1,5€, non ci sono investimenti tali da giustificarlo. La mattina sono da sempre “un carnaio” perchè chi li utilizza ha degli orari di lavoro da rispettare, gli studenti idem… e difficilmente ci trovi durante la giornata qualcuno che ha appena fatto un carrello di spesa e se la porta a casa con l’autobus.
Con Area C, Comune e ATM hanno messo in piedi un progetto da 9 milioni di euro per il 2012, coinvolgendo 13 linee e gli autoferrotramvieri che hanno chiesto e ottenuto più soldi: tanto paghiamo noi.

I mezzi pubblici hanno un grossissimo difetto: sono pochi, in ritardo, costosi? No: sono sporchi, anti-igienici ed inspiegabilmente nessuno se ne occupa. Toccherà magari a qualche cittadino rivolgersi alle ASL… soprattutto tra i pendolari, quelli che difficilmente possono rinunciare all’auto propria almeno fin dove è possibile passare al trasporto pubblico, pagando la benzina, il parcheggio neppure custodito e  l’abbonamento ATM.
Da qualsiasi parte la si guardi, in ballo ci sono parecchi soldini mensili da destinare a nuovi dazi in cambio di poco o nulla nonostante le solite promesse…

Le proteste

Molti cittadini, tra coloro che avevano votato SI al primo dei cinque referendum consultivi, una volta apprese le modalità di gestione della congestion charge e sentendosi vessati dall’ amministrazione comunale, forte di quel 79,12% di SI come segno indiscutibile dell’ approvazione dei cittadini in merito, hanno cambiato idea a riguardo: tra loro sono migliaia i lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, residenti e non che oggi subiscono disagi pratici ed economici.

Le assemblee di zona ci sono state, alcune particolarmente calde, ma l’amministrazione comunale da una parte ascolta e dell’altra è irremovibile: “vediamo i primi 6 mesi come va, poi valuteremo”.

I residenti non sono più liberi di entrare ed uscire da casa propria come e quando vogliono, i commercianti hanno perso clienti in un momento già particolarmente difficile, tra chi accede in centro per lavoro e non per fare shopping c’è chi deve sostenere spese impreviste oggi non sempre sostenibili a cuor leggero.
In centro non ci sono solo le ricche boutique del quadrilatero della moda, i ricchi atelier del corso, sale da the, studi legali, banche, finanziarie e sedi di colossi multinazionali: ci sono i dipendenti da 1000 € al mese ed anche meno, ci sono gli uffici pubblici del comune, scuole, università, ospedali, il tribunale, laboratori artigianali…

Ci sono anche i mezzi pubblici, è vero, ma anche tanti pendolari che non possono rinunciare all’automobile per uscire all’alba di casa e rientrarvi la sera: i figli a scuola chi ce li porta, chi li va a prendere, chi si prende cura di loro?

In centro vivono tanti anziani che non sono miliardari e, se fortunatamente non necessitano di una badante a tempo pieno, vengono assistiti dai familiari in tutte quelle piccole cose della vita quotidiana come fare la spesa, pagare le bollette, accompagnarli, stargli accanto per non relegarli alla solitudine.

Ci sono casi di impatto sociale meno importanti ma ugualmente rilevanti: i parcheggi a pagamento ATM sono di fatto incustoditi, gli atti vandalici si sprecano, gli urti casuali pure, qualche auto viene presa di mira e prima o poi sparisce del tutto…

I mezzi pubblici, ad esempio quelli della linea 2 della metropolitana e quelli delle linee filoviarie 90-91, già ad occhio nudo lasciano intravedere lo stato di degrado igienico in cui versano: certo, la colpa è prima di tutto dei passeggeri ma intanto la realtà è questa.
Provocatoriamente ma non troppo, avendo alzato il prezzo dei biglietti, si dovrebbe provvedere in qualche modo, magari con la distribuzione contestuale all’obliterazione del titolo di viaggio di mascherine, guanti e sapone in gel antibatterico!

Ci sono anche i privilegiati fraudolenti, tanti e da anni… recita una battuta: “ci credo che a Milano sia impossibile guidare in mezzo a tutti sti handicappati al volante…”. Biondone mozzafiato fanno shopping da una parte all’altra del centro alla guida dei loro suv dotati di pass-disabili, figaccioni sfrecciano a bordo di berline extra lusso con lo stesso tagliando ben visibile, ne trovi persino sulle Smart dove non c’è posto nemmeno per una carrozzina delle bambole…
Chi ha fornito a costoro i pass-disabili e a che titolo?

Sono decine i casi registrati al Gaetano Pini, al Policlinico ed alla Mangiagalli di pazienti che si presentano in massa al pronto soccorso solo dopo le 19.30, quando decade la congestion charge: possibile che siano tutti avidi taccagni?
I benestanti ci sono ma di rado li trovi al pronto soccorso: con i soldi si può avere tutto e subito, senza file.

A riguardo, il Comune si è smarcato attraverso la stampa locale affermando l’esistenza di deroghe precise per ovviare a queste problematiche, sebbene nel sito dedicato www.areac.it si legga chiaramente:

Sono previste esenzioni per raggiungere il Pronto soccorso degli ospedali interni ad Area C?
L’accesso all’Area C è attualmente soggetto a pagamento anche se utilizzato per raggiungere il Pronto Soccorso degli ospedali all’interno della ZTL Cerchia dei Bastioni (compreso il Policlinico).

Il sito fornisce informazioni errate?
Un cittadino prende per attendibili le informazioni rilasciate dal Comune sul sito ufficiale oppure quelle contrarie rilasciate sui quotidiani?
Indurre il cittadino in confusione è un giochino sleale.

AREA C è un provvedimento iniquo, classista e vessatorio contro il quale è lecito esprimere civilmente il proprio dissenso, a condizione che l’interlocutore, il Comune Di Milano, si ponga nella condizioni di rimediare in tempi stretti laddove siano palesi le obiezioni.

Il nuovo referendum

Alcuni comitati stanno raccogliendo le firme per poter indire  un nuovo referendum contro l’Area C o congestion charge che dir si voglia, stavolta non semplicemente consultivo ma abrogativo,  non appena saranno raccolte le 30.000 firme necessarie che si prevede di ottenere prima dell’estate 2012.

Solo quando si tornerà a votare si potrà sapere come la pensano davvero i milanesi a riguardo. Purtroppo non potranno votare i non residenti che tuttavia lavorano in città. Ma non si può avere tutto…

FC Internazionale 1908Dal tetto del mondo all’abisso in 12 mesi, il destino dell’Inter è nelle mani del suo presidente che, trincerandosi dietro al fairplay finanziario voluto da Platini, non sembra rendersi conto che il favoloso giocattolo del triplete è stato spremuto fino al midollo.
Senza un progetto valido per ambire a risultati di rilievo, quelli attuali sono persino generosi con una rosa sì ampia ma logora da una parte e ricca di giocatori mediocri dall’altra. Rafa Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri… quando si ricorre al valzer della panchina la situazione è senza controllo, senza dimenticare che Gasperini è arrivato dopo i no di Bielsa, Capello, Wenger, Villas-Boas, Hiddink e chissà chi altro: ci sarà stato un valido perchè dietro al rifiuto della panchina della squadra campione del mondo in carica!

Del resto come pensare di vincere strappando alla concorrenza campioni del calibro di Forlan, Zarate, Poli, Castaignos, Alvarez, Jonathan, Juan Jesus, Faraoni, Palombo, Guarin… più i precedenti Coutinho, Biabiany, Pandev, Kharja, Nagatomo, Ranocchia, Pazzini…

Il dopo Mourinho è stato solo un continuo rincorrere gli avversari, rimanendo via via sempre più staccati dai vertici: dal triplete al tripletino, quest’anno la previsione è ZERO TITULI con il rischio di rimanere persino fuori dalle competizioni europee del prossimo anno. Il conseguente danno economico per la società, ha già anticipato il presidente, comporterebbe un ulteriore ridimensionamento della rosa durante il mercato estivo.

La squadra e l’allenatore non sono il problema ma il risultato finale degli errori commessi dalla società. Il presidente Moratti, surclassati i successi storici conquistati dall’Inter di suo padre Angelo, forse non ha più stimoli sufficienti per guidare la società. Nulla di male, può succedere. Può lasciare.

I presidenti passano ma l’Inter resta.
Se non ci sta più dentro, esca di scena almeno con stile.

evasione fiscale, male diffuso ovunque ma al sud più che altroveL’evasione fiscale è un male diffuso ovunque nel BelPaese ma al sud, dove le disuguaglianze sociali sono più marcate che altrove, la gara a chi non paga le tasse non solo è vinta ma stra-vinta.

I dati parziali raccolti dalla Guardia di Finanza confermano i sospetti di sempre, tuttavia non mancano le sorprese negative: se il primato di Napoli non stupisce, raro esempio di ‘eccellenza’ con 82 evasori fiscali ogni 100 contribuenti, il secondo posto conquistato sul fil di lana da Ravenna su Bari desta un certo stupore.

Seguono staccate Palermo e Roma che, con 46 evasori fiscali ogni 100 contribuenti, chiude la Top5.

Al sesto e settimo posto si piazzano rispettivamente Verona e Milano, distanti anni luce dal trio di testaChiude questa prima classifica della vergogna Perugia.

1. Napoli 82%
2. Ravenna 76%
3. Bari 73%
4. Palermo 63,64%
5. Roma 46,91%
6. Verona 34%
7. Milano 32,6%
8. Perugia 30%

Emerge una sorta di ignoranza fiscale piuttosto diffusa e difficilmente arginabile senza la collaborazione coordinata tra le istituzioni locali, Guardia di Finanza e governo centrale. In attesa di nuovi dati, per ora questo è quanto.

alessandro amigoni, 36 anni, agente della poliza locale di milano che ha sparato e ucciso volontariamente un cileno
IL FATTO

Milano, lunedì 13 febbraio ore 15:00 circa, un ciclista assiste ad una lite in via Pusiano ed avverte col telefonino la Polizia Locale.  Da corso Buenos Aires partono con l’auto di servizio quattro agenti in borghese dell’ Unità Operativa in servizio antiabusivismo che, non lontano dal luogo della rissa, intercettano un’ auto con targa spagnola che imbocca via Orbetello contromano.

Ignorato l’ Alt! intimato dagli agenti, scatta l’inseguimento fino al Parco Lambro dove i vigili riescono a tamponare e a bloccare l’auto in fuga. Le due persone a bordo tentano di scappare a piedi ma il capopattuglia Alessandro Amigoni scende dall’auto, estrae la sua semiautomatica e colpisce a morte uno dei due mentre l’altro riesce a dileguarsi.

LA PRIMA VERSIONE
Secondo la prima versione rilasciata dagli agenti presenti, l’uomo tuttora in fuga era armato e l’agente Amigoni ha sparato per difendersi, colpendo involontariamente  il complice che si è trovato per pura fatalità lungo la linea di tiro. Intervenuti sul posto, i sanitari del 118 hanno tentato di rianimarlo per quasi un’ora prima di trasportarlo all’ospedale San Raffaele dove è morto poco dopo.

La vittima si chiamava Marcelo Valentino Gomez Cortes, 28 anni, cileno e padre di due bambini di 5 e 7 anni; aveva precedenti e risultava destinatario di un decreto d’espulsione nonostante non fosse ricercato. Trovato disarmato, il comandante della Polizia Locale Tullio Mastrangelo ha successivamente spiegato che l’agente Amigoni ha sparato solo dopo che il complice del cileno ha estratto una pistola puntandogliela contro.

LA LEGGE 65/1986
Le dichiarazioni del comandante Mastrangelo sono da tenere in grande considerazione poichè, difendendo l’operato dell’ agente Amigoni, difende anche se stesso. Infatti l’ art. 9 comma 1 della legge 65/1986 “legge quadro sull’ordinamento della polizia locale” recita:
“Il comandante del Corpo di polizia municipale è responsabile verso il sindaco dell’addestramento, della disciplina e dell’impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo”.

Le prime analisi medico-legali condotte sul cadavere avrebbero confermato la versione dell’ agente che è stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Normale procedura.

L’ex vicesindaco, Riccardo De Corato ha precisato: «quello che appare chiaro è che uno dei due sudamericani ha puntato un’arma contro i due vigili che li inseguivano, i quali da regolamento, quando la vita viene messa in pericolo, possono usare l’arma di ordinanza».
«Queste aggressioni – ha continuato De Corato – sono possibili perché Pisapia e l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli hanno disattivato quella rete di sicurezza composta da militari, polizia e carabinieri, dai volontari della sicurezza, tutti smantellati dall’attuale giunta».

LA SECONDA VERSIONE
Al termine dell’interrogatorio dell’ agente Amigoni, durato fino a tarda notte, l’accusa è stata tramutata in omicidio volontario poichè la dinamica dell’accaduto sarebbe diversa da quella raccontata inizialmente: i due uomini in fuga erano entrambi disarmati quindi il vigile avrebbe sparato volontariamente e non per legittima difesa. Non si esclude neppure che la vittima possa essere stata colpita di spalle.

Secondo il legale di fiducia nominato da Alessandro Amigoni, «malgrado il colpo alla schiena, può essere sostenuta perlomeno la legittima difesa putativa, vale a dire che il vigile ha comunque percepito una situazione di pericolo».

I TESTIMONI
Milano, 14/02/2012: testimone racconta di aver visto Alessandro Amigoni, vigile urbano sparare e uccidere cileno disarmato il giorno prima.



I PROVVEDIMENTI
Al momento non sono state emesse misure cautelari nei confronti dell’agente che però è stato trasferito dal reparto che si occupa di abusivismo commerciale ad un incarico prettamente amministrativo, dove svolgerà procedure sanzionatorie senza la possibilità di aver un’a
IL COMMENTO
Era meglio aspettare qualche ora prima di esprimere sdegno, rabbia e profonda delusione perchè il buon senso impone di saperne di più.
Era meglio aspettare dopo che solo poche settimane fa, un agente della Polizia Locale è stato investito e ucciso da un suv alla Bovisa.
Era meglio aspettare perchè non è la prima volta che a Milano la Polizia Locale spara.
Era meglio aspettare perchè non sono pochi quelli che nascondono il marcio che hanno dentro indossando una divisa.

Ebbene, ora che ho aspettato abbastanza non sono affatto sorpreso:
la Polizia Locale di Milano è così da almeno due lustri, non da oggi.

Per colpa di una cazzata

Un mese dopo l’incidente della Costa Concordia sono iniziate finalmente le operazioni di estrazione del carburante dalle cisterne per evitare il disastro ambientale nell’area dell’isola del Giglio. Relativamente una buona notizia.

I 17 corpi recuperati ed i 15 dispersi – 4 italiani, 6 tedeschi, 2 francesi, 2 statunitensi e un indiano – sono le 32 vittime di una sciagura provocata da una serie di circostanze successive al comportamento che non ti aspetteresti normalmente da chi ha la responsabilità di oltre 4.200 anime. Questo è il dato di fatto più grave ed agghiacciante con cui dovranno fare i conti ogni eventuale responsabile e, suo malgrado, chi ha perso i propri cari oltre a chi, sopravvissuto, paga i postumi traumatici di quella notte.

L’ormai famoso inchino è la causa di tutto, una manovra marinara codificata e tollerata pur essendo fuorilegge e sottovalutata in termini di pericolosità. Per quanto poco confortante e assurdo, la verità è tutta qui: è stata una cazzata, la solita cazzata che 1.000 volte è filata liscia, accolta sempre con entusiasmo anche dagli stessi passeggeri che fanno ciao-ciao con la manina dai ponti, che scattano memorabili foto ricordo, che riprendono con videocamere e cellulari…

Stavolta è andata male e nessuno ha preso in considerazione l’eventualità che sarebbe potuta finire molto peggio se non si fosse riusciti a portare Costa Concordia lì dove si è arenata, in acque basse. Sarebbero bastate poche decine di metri lontano dall’isola del Giglio per finire in fondo al mare velocemente, senza possibilità di scampo chissà per quante vite, oltre al conseguente ed inevitabile disastro ecologico.

È andata male anche perchè migliaia di passeggeri non sapevano come comportarsi in caso di emergenza, perchè l’addestramento obbligatorio per Legge era previsto solo il giorno dopo, proprio perchè la Legge prevede che sia svolto entro le prime 24 ore di navigazione. Tutto regolare, tutto sbagliato.

La Legge non tollera ignoranza, a parte la propria.

È vero, sarebbe bastato non inchinarsi per evitare tutto…  ma gli esseri umani sono fatti così. Siamo fatti così: abbiamo il grosso difetto di sbagliare talvolta per ragioni stupide che però difficilmente consideriamo consapevolmente tali a priori.

Un esempio a caso: il Titanic affondò per la stessa stupidità, per arrivare a New York in anticipo sull’orario previsto auspicando un ritorno economico per la compagnia di navigazione, grazie al clamore pubblicitario che avrebbero sollevato i giornalisti.
A velocità normale l’iceberg che non avrebbe dovuto esserci ma che invece c’era sarebbe stato evitato… e con lui l’intera tragedia.

La vicenda di Costa Concordia ha avuto la sua coda, talmente lunga che la scia non si è ancora dissolta…

In un mese i media hanno fatto tanto rumore, troppo, come al solito quando le tragedie diventano un succulento bocconcino da farcire ad arte, cotto e servito al pubblico curioso. Ogni elemento certo o presunto tale è stato condito di illazioni, ipotesi, intrighi e complotti ben oltre il Diritto di cronaca. Ci hanno sguazzato tutti, Rai e Mediaset in testa.

Si è scaduti nello spettacolo inopportuno di cattivo gusto e spesso di qualità mediocre speculando su vivi e morti, su feriti e dispersi, parenti, amici e persino sconosciuti tirati in ballo magari giusto perché residenti nelle stesse località di chi non vi farà più ritorno.

Non è passato giorno senza il passeggero di turno invitato per raccontare la sua esperienza, la sua versione dei fatti. Si è parlato di eroi e di vigliacchi, di incompetenti, amanti e clandestini, di egoismo e solidarietà, di efficienza, di speranza, di sciacalli, di cuochi e marinai, di class-action, risarcimenti, responsabilità e scaricabarile…

Insomma, della Costa Concordia si è fatto un ricchissimo ‘piatto unico’ catalizzando con ogni mezzo le attenzioni del pubblico televisivo: il Comandante vigliacco che nemmeno era in plancia perchè a cena con una giovane moldava non registrata a bordo, poi registrata, poi senza cabina, poi in quella del Comandante che sarebbe il padre della figlia, lui che ha già una famiglia e pure un sacco di grane, lui che non ha abbandonato la nave per ultimo.
Si parla di cuochi che fanno i marinai, di marinai che non si sa dove siano, di ufficiali invisibili e raggruppati su una scialuppa anzichè suddivisi ragionevolmente per guidare le operazioni di abbandono della nave, ci sono i russi che sbarcano per primi, che forse hanno pagato per avere la precedenza sugli altri…

Si parla tanto, troppo.Il Comandante Schettino finisce agli arresti domiciliari ed una procura, quella di Grosseto, si adopera inutilmente per farlo tornare in carcere anzichè occuparsi di questioni più concrete ed impellenti. Al solito siamo diventati gli zimbelli di mezzo mondo, derisi per disorganizzazione, codardìa… i soliti italiani…

Ricordo bene la conferenza stampa dell’ A.D. di Costa Crociere Pier Luigi Foschi che, a poche ore dalla sciagura, sollevava prontamente l’Azienda perchè mantenuta all’oscuro di tutto, individuando nel Comandante Schettino l’unico e solo responsabile dell’accaduto, reo peraltro di aver abbandonato la nave non prima di essersi cambiato d’abito e aver recuperato alcuni effetti personali, tra cui un computer portatile, lasciando al proprio destino chi era ancora a bordo e cercava una via di scampo che non tutti hanno trovato.

Poi il colpo di scena.
Mediaset è in possesso di prove di cui le stesse procure sono all’oscuro: i filmati ripresi sulla plancia di comando proprio durante il black-out conseguente all’urto contro lo scoglio, i momenti chiave per cercare di capire non cos’è successo – che si sa – ma come e cosa si è fatto dopo.

I filmati sono chiarissimi, tuttavia Mediaset insiste con la campagna anti-Schettino.

Sarebbe invece più corretto chiedersi perchè questi filmati saltano fuori dopo quasi un mese e come può una Procura della Repubblica farsi anticipare dai media nel reperire prove di una simile rilevanza.

Possibile che non sia stato interrogato l’autore delle riprese? Difficile.
Costui è riuscito a specularci e, se da una parte è grazie a lui che si può ricostruire una parte di verità, dall’altra c’è da raccapricciarsi.

Dai filmati si evincono una serie di elementi che toccherà alla magistratura analizzare e valutare, tuttavia le contraddizioni con quanto finora sostenuto dai media sembrano del tutto rilevanti:

  • il Comandante era in plancia e non al ristorante a gozzovigliare spavaldo e in dolce compagnia.
  • la ragazza moldava non era in plancia col Comandante ma in un salotto adiacente con altre persone, come da lei dichiarato e da ritenere attendibile poichè nel filmato non compare mai.
  • il maitre pare essere l’unica persona estranea presente in plancia. Residente all’isola del Giglio, il destinatario dell’inchino sarebbe lui.
  • è evidente che, per quanto possa sembrare assurdo, 45 minuti dopo l’impatto con lo scoglio il Comandante non ha elementi sufficienti per farsi un’idea precisa dei danni subìti dallo scafo, quindi aspetta a mettere in allarme le oltre 4000 persone a bordo.
  • in plancia non regna il caos ma si lavora alacremente per fronteggiare il black-out.
  • la prima stima dei danni lo induce a credere che la nave, seppure già inclinata, una volta chiuse le porte stagne non possa affondare.
  • quando gli comunicano dalla sala macchine che l’acqua sale e che le porte tagliafuoco non tengono, ordina al personale di abbandonare la zona pericolosa e di accertarsi di fare evacuare chiunque incontrino lungo la via di fuga.
  • chiede della profondità: 100 metri. Decide di avvicinarsi il più possibile all’isola con l’intento di fare arenare la nave e gettare le ancore per stabilizzarla quanto più possibile.
  • il Comandante chiede di inviargli dei rimorchiatori.
  • chiedono al Comandante se “lasciare tutti al proprio destino” e lui, purtroppo, conferma.
  • l’allarme viene dato ovviamente prima al personale di bordo perchè si prepari a gestire l’emergenza. Dieci minuti dopo viene dato quello generale di abbandonare la nave, nonostante siano già molti i passeggeri a ridosso delle scialuppe.
  • sui ponti c’è calma sia tra i passeggeri che tra l’equipaggio. C’è persino chi, incosapevole di cosa sta per accadere di lì a poco, ride, scherza, gioca a stare in equilibrio.
  • l’inclinazione della nave rende difficoltose le operazioni di sgancio delle scialuppe: si registrano le prime scene di panico ed un membro dell’equipaggio che cade in mare viene tratto in salvo.

In mezzo a tutto questo, ci sono le comunicazioni con la Capitaneria di Porto, ambigue, e quelle assidue del Comandante con il Direttore presso l’unità di crisi dell’Azienda che, quindi, non è vero che è stata tenuta all’oscuro. La stessa Capitaneria pare avesse le apparecchiature spente fino alle 22.30, quelle che avrebbero subito segnalato il fuori rotta della Costa Concordia…

Di cosa avranno parlato il Comandante e il Direttore? Va a saperlo… ci sono domande che resteranno probabilmente senza risposta.

I problemi sono stati tanti, diversi tra loro e soprattutto si sono presentati tutti insieme: l’immagine dell’azienda, la manovra fuorilegge, una nave praticamente perduta, i contratti, le assicurazioni, il recupero del relitto, il danno ambientale… giusto qualche miliardo di euro di perdite… e infatti Costa Crociere è attualmente sotto del 35% rispetto all’anno scorso, con concrete possibilità di fallimento del marchio, ormai tutto tranne che una garanzia. Chi dirige un’azienda queste cose le sa e le tiene sempre ben da conto.

Restano quei 32 morti per quella che doveva essere semplicemente una crociera che non diventerà nemmeno leggenda, per colpa di una cazzata.

Solo una decina di giorni fa aveva scatenato un putiferio mediatico la sentenza con cui la Cassazione ha annullato un’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma che confermava il carcere per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo.

La Suprema Corte ha così stabilito che il giudice consideri l’opportunità di applicare misure cautelari alternative al carcere, avendo individuato nella legge di contrasto alla violenza sessuale, approvata dal Parlamento nel 2009, elementi difformi con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione.

Sebbene la violenza sessuale sia un abominio da condannare con ferma decisione e che i vili responsabili siano da punire con severità esemplare, ancora una volta la Legge italiana si dimostra strumento inadeguato ed incoerente. In altre parole, ingiusto.

Nella gelida notte tra sabato e domenica si è consumata brutale l’ennesima violenza sessuale.
La vittima è una studentessa ventenne, ritrovata nel parcheggio di una discoteca in provincia dell’Aquila dal gestore del locale, tra la neve, seminuda e in una pozza di sangue.

Ricoverata sotto shock e semi assiderata presso l’ospedale del capoluogo abruzzese, la giovane è in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.

Fermato con gli abiti macchiati di sangue un militare di istanza nella zona e presente nella stessa discoteca con dei commilitoni, la ferocia della violenza induce tuttavia gli inquirenti a sospettare del classico ‘branco’.

Da una parte c’è una giovane vittima e dall’altra i suoi aguzzini che, grazie a leggi in contraddizione con la Costituzione, potrebbero non passare nemmeno una notte in carcere!

La bilancia della giustizia pende dalla parte sbagliata.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: