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Un mese dopo l’incidente della Costa Concordia sono iniziate finalmente le operazioni di estrazione del carburante dalle cisterne per evitare il disastro ambientale nell’area dell’isola del Giglio. Relativamente una buona notizia.

I 17 corpi recuperati ed i 15 dispersi – 4 italiani, 6 tedeschi, 2 francesi, 2 statunitensi e un indiano – sono le 32 vittime di una sciagura provocata da una serie di circostanze successive al comportamento che non ti aspetteresti normalmente da chi ha la responsabilità di oltre 4.200 anime. Questo è il dato di fatto più grave ed agghiacciante con cui dovranno fare i conti ogni eventuale responsabile e, suo malgrado, chi ha perso i propri cari oltre a chi, sopravvissuto, paga i postumi traumatici di quella notte.

L’ormai famoso inchino è la causa di tutto, una manovra marinara codificata e tollerata pur essendo fuorilegge e sottovalutata in termini di pericolosità. Per quanto poco confortante e assurdo, la verità è tutta qui: è stata una cazzata, la solita cazzata che 1.000 volte è filata liscia, accolta sempre con entusiasmo anche dagli stessi passeggeri che fanno ciao-ciao con la manina dai ponti, che scattano memorabili foto ricordo, che riprendono con videocamere e cellulari…

Stavolta è andata male e nessuno ha preso in considerazione l’eventualità che sarebbe potuta finire molto peggio se non si fosse riusciti a portare Costa Concordia lì dove si è arenata, in acque basse. Sarebbero bastate poche decine di metri lontano dall’isola del Giglio per finire in fondo al mare velocemente, senza possibilità di scampo chissà per quante vite, oltre al conseguente ed inevitabile disastro ecologico.

È andata male anche perchè migliaia di passeggeri non sapevano come comportarsi in caso di emergenza, perchè l’addestramento obbligatorio per Legge era previsto solo il giorno dopo, proprio perchè la Legge prevede che sia svolto entro le prime 24 ore di navigazione. Tutto regolare, tutto sbagliato.

La Legge non tollera ignoranza, a parte la propria.

È vero, sarebbe bastato non inchinarsi per evitare tutto…  ma gli esseri umani sono fatti così. Siamo fatti così: abbiamo il grosso difetto di sbagliare talvolta per ragioni stupide che però difficilmente consideriamo consapevolmente tali a priori.

Un esempio a caso: il Titanic affondò per la stessa stupidità, per arrivare a New York in anticipo sull’orario previsto auspicando un ritorno economico per la compagnia di navigazione, grazie al clamore pubblicitario che avrebbero sollevato i giornalisti.
A velocità normale l’iceberg che non avrebbe dovuto esserci ma che invece c’era sarebbe stato evitato… e con lui l’intera tragedia.

La vicenda di Costa Concordia ha avuto la sua coda, talmente lunga che la scia non si è ancora dissolta…

In un mese i media hanno fatto tanto rumore, troppo, come al solito quando le tragedie diventano un succulento bocconcino da farcire ad arte, cotto e servito al pubblico curioso. Ogni elemento certo o presunto tale è stato condito di illazioni, ipotesi, intrighi e complotti ben oltre il Diritto di cronaca. Ci hanno sguazzato tutti, Rai e Mediaset in testa.

Si è scaduti nello spettacolo inopportuno di cattivo gusto e spesso di qualità mediocre speculando su vivi e morti, su feriti e dispersi, parenti, amici e persino sconosciuti tirati in ballo magari giusto perché residenti nelle stesse località di chi non vi farà più ritorno.

Non è passato giorno senza il passeggero di turno invitato per raccontare la sua esperienza, la sua versione dei fatti. Si è parlato di eroi e di vigliacchi, di incompetenti, amanti e clandestini, di egoismo e solidarietà, di efficienza, di speranza, di sciacalli, di cuochi e marinai, di class-action, risarcimenti, responsabilità e scaricabarile…

Insomma, della Costa Concordia si è fatto un ricchissimo ‘piatto unico’ catalizzando con ogni mezzo le attenzioni del pubblico televisivo: il Comandante vigliacco che nemmeno era in plancia perchè a cena con una giovane moldava non registrata a bordo, poi registrata, poi senza cabina, poi in quella del Comandante che sarebbe il padre della figlia, lui che ha già una famiglia e pure un sacco di grane, lui che non ha abbandonato la nave per ultimo.
Si parla di cuochi che fanno i marinai, di marinai che non si sa dove siano, di ufficiali invisibili e raggruppati su una scialuppa anzichè suddivisi ragionevolmente per guidare le operazioni di abbandono della nave, ci sono i russi che sbarcano per primi, che forse hanno pagato per avere la precedenza sugli altri…

Si parla tanto, troppo.Il Comandante Schettino finisce agli arresti domiciliari ed una procura, quella di Grosseto, si adopera inutilmente per farlo tornare in carcere anzichè occuparsi di questioni più concrete ed impellenti. Al solito siamo diventati gli zimbelli di mezzo mondo, derisi per disorganizzazione, codardìa… i soliti italiani…

Ricordo bene la conferenza stampa dell’ A.D. di Costa Crociere Pier Luigi Foschi che, a poche ore dalla sciagura, sollevava prontamente l’Azienda perchè mantenuta all’oscuro di tutto, individuando nel Comandante Schettino l’unico e solo responsabile dell’accaduto, reo peraltro di aver abbandonato la nave non prima di essersi cambiato d’abito e aver recuperato alcuni effetti personali, tra cui un computer portatile, lasciando al proprio destino chi era ancora a bordo e cercava una via di scampo che non tutti hanno trovato.

Poi il colpo di scena.
Mediaset è in possesso di prove di cui le stesse procure sono all’oscuro: i filmati ripresi sulla plancia di comando proprio durante il black-out conseguente all’urto contro lo scoglio, i momenti chiave per cercare di capire non cos’è successo – che si sa – ma come e cosa si è fatto dopo.

I filmati sono chiarissimi, tuttavia Mediaset insiste con la campagna anti-Schettino.

Sarebbe invece più corretto chiedersi perchè questi filmati saltano fuori dopo quasi un mese e come può una Procura della Repubblica farsi anticipare dai media nel reperire prove di una simile rilevanza.

Possibile che non sia stato interrogato l’autore delle riprese? Difficile.
Costui è riuscito a specularci e, se da una parte è grazie a lui che si può ricostruire una parte di verità, dall’altra c’è da raccapricciarsi.

Dai filmati si evincono una serie di elementi che toccherà alla magistratura analizzare e valutare, tuttavia le contraddizioni con quanto finora sostenuto dai media sembrano del tutto rilevanti:

  • il Comandante era in plancia e non al ristorante a gozzovigliare spavaldo e in dolce compagnia.
  • la ragazza moldava non era in plancia col Comandante ma in un salotto adiacente con altre persone, come da lei dichiarato e da ritenere attendibile poichè nel filmato non compare mai.
  • il maitre pare essere l’unica persona estranea presente in plancia. Residente all’isola del Giglio, il destinatario dell’inchino sarebbe lui.
  • è evidente che, per quanto possa sembrare assurdo, 45 minuti dopo l’impatto con lo scoglio il Comandante non ha elementi sufficienti per farsi un’idea precisa dei danni subìti dallo scafo, quindi aspetta a mettere in allarme le oltre 4000 persone a bordo.
  • in plancia non regna il caos ma si lavora alacremente per fronteggiare il black-out.
  • la prima stima dei danni lo induce a credere che la nave, seppure già inclinata, una volta chiuse le porte stagne non possa affondare.
  • quando gli comunicano dalla sala macchine che l’acqua sale e che le porte tagliafuoco non tengono, ordina al personale di abbandonare la zona pericolosa e di accertarsi di fare evacuare chiunque incontrino lungo la via di fuga.
  • chiede della profondità: 100 metri. Decide di avvicinarsi il più possibile all’isola con l’intento di fare arenare la nave e gettare le ancore per stabilizzarla quanto più possibile.
  • il Comandante chiede di inviargli dei rimorchiatori.
  • chiedono al Comandante se “lasciare tutti al proprio destino” e lui, purtroppo, conferma.
  • l’allarme viene dato ovviamente prima al personale di bordo perchè si prepari a gestire l’emergenza. Dieci minuti dopo viene dato quello generale di abbandonare la nave, nonostante siano già molti i passeggeri a ridosso delle scialuppe.
  • sui ponti c’è calma sia tra i passeggeri che tra l’equipaggio. C’è persino chi, incosapevole di cosa sta per accadere di lì a poco, ride, scherza, gioca a stare in equilibrio.
  • l’inclinazione della nave rende difficoltose le operazioni di sgancio delle scialuppe: si registrano le prime scene di panico ed un membro dell’equipaggio che cade in mare viene tratto in salvo.

In mezzo a tutto questo, ci sono le comunicazioni con la Capitaneria di Porto, ambigue, e quelle assidue del Comandante con il Direttore presso l’unità di crisi dell’Azienda che, quindi, non è vero che è stata tenuta all’oscuro. La stessa Capitaneria pare avesse le apparecchiature spente fino alle 22.30, quelle che avrebbero subito segnalato il fuori rotta della Costa Concordia…

Di cosa avranno parlato il Comandante e il Direttore? Va a saperlo… ci sono domande che resteranno probabilmente senza risposta.

I problemi sono stati tanti, diversi tra loro e soprattutto si sono presentati tutti insieme: l’immagine dell’azienda, la manovra fuorilegge, una nave praticamente perduta, i contratti, le assicurazioni, il recupero del relitto, il danno ambientale… giusto qualche miliardo di euro di perdite… e infatti Costa Crociere è attualmente sotto del 35% rispetto all’anno scorso, con concrete possibilità di fallimento del marchio, ormai tutto tranne che una garanzia. Chi dirige un’azienda queste cose le sa e le tiene sempre ben da conto.

Restano quei 32 morti per quella che doveva essere semplicemente una crociera che non diventerà nemmeno leggenda, per colpa di una cazzata.

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