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alessandro amigoni, 36 anni, agente della poliza locale di milano che ha sparato e ucciso volontariamente un cileno
IL FATTO

Milano, lunedì 13 febbraio ore 15:00 circa, un ciclista assiste ad una lite in via Pusiano ed avverte col telefonino la Polizia Locale.  Da corso Buenos Aires partono con l’auto di servizio quattro agenti in borghese dell’ Unità Operativa in servizio antiabusivismo che, non lontano dal luogo della rissa, intercettano un’ auto con targa spagnola che imbocca via Orbetello contromano.

Ignorato l’ Alt! intimato dagli agenti, scatta l’inseguimento fino al Parco Lambro dove i vigili riescono a tamponare e a bloccare l’auto in fuga. Le due persone a bordo tentano di scappare a piedi ma il capopattuglia Alessandro Amigoni scende dall’auto, estrae la sua semiautomatica e colpisce a morte uno dei due mentre l’altro riesce a dileguarsi.

LA PRIMA VERSIONE
Secondo la prima versione rilasciata dagli agenti presenti, l’uomo tuttora in fuga era armato e l’agente Amigoni ha sparato per difendersi, colpendo involontariamente  il complice che si è trovato per pura fatalità lungo la linea di tiro. Intervenuti sul posto, i sanitari del 118 hanno tentato di rianimarlo per quasi un’ora prima di trasportarlo all’ospedale San Raffaele dove è morto poco dopo.

La vittima si chiamava Marcelo Valentino Gomez Cortes, 28 anni, cileno e padre di due bambini di 5 e 7 anni; aveva precedenti e risultava destinatario di un decreto d’espulsione nonostante non fosse ricercato. Trovato disarmato, il comandante della Polizia Locale Tullio Mastrangelo ha successivamente spiegato che l’agente Amigoni ha sparato solo dopo che il complice del cileno ha estratto una pistola puntandogliela contro.

LA LEGGE 65/1986
Le dichiarazioni del comandante Mastrangelo sono da tenere in grande considerazione poichè, difendendo l’operato dell’ agente Amigoni, difende anche se stesso. Infatti l’ art. 9 comma 1 della legge 65/1986 “legge quadro sull’ordinamento della polizia locale” recita:
“Il comandante del Corpo di polizia municipale è responsabile verso il sindaco dell’addestramento, della disciplina e dell’impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo”.

Le prime analisi medico-legali condotte sul cadavere avrebbero confermato la versione dell’ agente che è stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Normale procedura.

L’ex vicesindaco, Riccardo De Corato ha precisato: «quello che appare chiaro è che uno dei due sudamericani ha puntato un’arma contro i due vigili che li inseguivano, i quali da regolamento, quando la vita viene messa in pericolo, possono usare l’arma di ordinanza».
«Queste aggressioni – ha continuato De Corato – sono possibili perché Pisapia e l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli hanno disattivato quella rete di sicurezza composta da militari, polizia e carabinieri, dai volontari della sicurezza, tutti smantellati dall’attuale giunta».

LA SECONDA VERSIONE
Al termine dell’interrogatorio dell’ agente Amigoni, durato fino a tarda notte, l’accusa è stata tramutata in omicidio volontario poichè la dinamica dell’accaduto sarebbe diversa da quella raccontata inizialmente: i due uomini in fuga erano entrambi disarmati quindi il vigile avrebbe sparato volontariamente e non per legittima difesa. Non si esclude neppure che la vittima possa essere stata colpita di spalle.

Secondo il legale di fiducia nominato da Alessandro Amigoni, «malgrado il colpo alla schiena, può essere sostenuta perlomeno la legittima difesa putativa, vale a dire che il vigile ha comunque percepito una situazione di pericolo».

I TESTIMONI
Milano, 14/02/2012: testimone racconta di aver visto Alessandro Amigoni, vigile urbano sparare e uccidere cileno disarmato il giorno prima.



I PROVVEDIMENTI
Al momento non sono state emesse misure cautelari nei confronti dell’agente che però è stato trasferito dal reparto che si occupa di abusivismo commerciale ad un incarico prettamente amministrativo, dove svolgerà procedure sanzionatorie senza la possibilità di aver un’a
IL COMMENTO
Era meglio aspettare qualche ora prima di esprimere sdegno, rabbia e profonda delusione perchè il buon senso impone di saperne di più.
Era meglio aspettare dopo che solo poche settimane fa, un agente della Polizia Locale è stato investito e ucciso da un suv alla Bovisa.
Era meglio aspettare perchè non è la prima volta che a Milano la Polizia Locale spara.
Era meglio aspettare perchè non sono pochi quelli che nascondono il marcio che hanno dentro indossando una divisa.

Ebbene, ora che ho aspettato abbastanza non sono affatto sorpreso:
la Polizia Locale di Milano è così da almeno due lustri, non da oggi.

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